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Si riporta, di seguito, l’intervista fatta dal giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno Leonardo Petrocelli al coordinatore regionale di Casartigiani Puglia Stefano Castronuovo sull’attuale situazione in cui versa l’autotrasporto. Ringraziamo la Gazzetta del Mezzogiorno per questa intervista. 

BARI – Lamentano l’«atteggiamento irresponsabile» della committenza e la «superficialità» del Governo, reo di non aver attivato alcun tavolo di confronto. E chiedono si agisca immediatamente su credito d’imposta ed esoneri contributivi. Gli autotrasportatori sono da giorni sul piede di guerra e, ora, potrebbero passare dalla protesta al blocco. La data cerchiata di rosso è venerdì 17 aprile, giorno in cui il Comitato esecutivo nazionale di Unatras (il coordinamento unitario delle associazioni nazionali di settore) sarà chiamato a pronunciarsi sul fermo. Una decisione inevitabile se dall’esecutivo non arriveranno risposte, come afferma Stefano Castronuovo, direttore tecnico e coordinatore pugliese di Sna Casartigiani, sigla che fa parte di Unatras.

Castronuovo, quali sono i problemi che affliggono l’autotrasporto in questa fase? «Verrebbe in mente il carburante. «L’autotrasporto vive da tempo una situazione non semplice. Non si tratta solo del carburante. Il nostro settore ha spese fisse molto alte: assicurazione, manutenzione dei mezzi, costo del personale».

A fronte di che tipo di introito? «Viaggiamo con tariffe che vanno da 1,10 euro a 1,30 euro a chilometro, nella migliore delle ipotesi. Il cash flow, cioè il flusso di guadagno, è molto basso. Se io viaggio incassando 1,20 euro a chilometro ma ne spendo 2,20 per un litro di diesel si può immaginare quanto sia risicato il margine. Praticamente è nullo». Ecco, il carburante.

Quanto costa fare il pieno? «Oggi più o meno 2.200-2.300 euro. Prima degli aumenti circa 1.300. Ballano mille euro, in sostanza, considerando che un camion, con un litro di gasolio, percorre 3,3 chilometri».

Se questi sono i numeri proviamo a quantificare gli aumenti? «Nei giorni scorsi abbiamo evidenziato al Governo che con un aumento di 25 centesimi a litro (oggi è ben più alto, ndr) il costo per un camion aumenta di 9mila euro l’anno, per 50 camion di 450mila».

Obiezione: il governo ha varato il taglio delle accise e poi voi godete del credito d’imposta. Non basta? «Guardi, noi prendiamo il rimborso proprio in base alle accise che vengono applicate. Meno accise, meno rimborso. Quindi prendiamo meno di prima ma pagando il gasolio comunque di più. Capisco l’esigenza di un taglio a beneficio di tutti ma per noi è una trappola».

A tutto questo si somma poi un problema tutto pugliese: che effetto stanno avendo sul vostro settore i blocchi e i rallentamenti della viabilità adriatica causati dalla frana del Petacciato? «C’è un problema molto più grande del traffico, dei rallentamenti, del dilatarsi dei tempi, del maggiore consumo di carburante. Le aziende pugliesi, soprattutto quelle dell’area di Taranto e Brindisi, prendono un “viaggio” dall’Ilva o dall’Eni, e vanno al Nord dove però si trattengono tutta la settimana facendo la cosiddetta “locale”, cioè lavori sul territorio. Alla fine rientrano il venerdì».

Morale della favola? «Non solo stanno perdendo dei viaggi da Nord a Sud, perché a queste condizioni non conviene, ma perdono anche quei giorni di lavoro nelle regioni settentrionali».

Avete avviato una interlocuzione con il governo? «Naturalmente, ma il Ministero dei Trasporti ha preso tempo anche poiché molte delle eventuali azioni di sostegno dipendono anche dal Ministero dell’Economia. Ci avevano assicurato che saremmo stati convocati in tempi brevi ma ad oggi non è successo nulla, a parte alcune audizioni in Senato».

Cosa chiedete all’esecutivo? «Interventi di sostegno immediati e concreti. Innanzitutto c’è il tema del credito di imposta. Bisogna riconoscerne uno specifico all’autotrasporto proprio per la situazione in cui ci troviamo. Inoltre sarebbe necessario utilizzarlo immediatamente senza aspettare l’autorizzazione anche perché, per chi controlla, è molto facile procedere alla verifica del pagamento delle accise. Attendere 60 giorni non ha senso. E poi, ancora, il credito deve essere differenziato».

In che senso? «Le aziende grandi e strutturate hanno dipendenti e dunque possono utilizzare facilmente il credito di imposta per pagare i contributi dei dipendenti».

Se invece un’azienda non ha dipendenti? «Ecco, nel caso classico del “padroncino”, cioè di chi lavora da solo, è necessario monetizzare perché l’utilizzo di quel credito d’imposta altrimenti risulta difficile». Altre richieste? «Una riduzione temporanea del costo del lavoro che è una delle voci più gravose nei nostri bilanci. Parliamo di esoneri e sgravi contributivi limitati al periodo di crisi».

Se il governo non dovesse ascoltarvi cosa succederà? «Venerdì è fissato il Comitato di Unatras che si esprimerà su un possibile fermo dei servizi, avviando così le procedure previste per il blocco. Anche perché, di questo passo, rischiamo di rimanere fermi a prescindere dalle decisioni assunte ma semplicemente perché alla maggior parte degli autotrasportatori lavorare ormai non conviene più».

Ecco l’intervista integrale 

autotrasportatori-UNATRAS_page-0001-724x1024 Gli autotrasportatori verso lo stop «Il governo agisca o ci fermiamo»

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